I NOSTRI PRODOTTI

I nostri primi prodotti sono stati testati e invasettati, i sali aromatizzati del progetto "sale partigiano", la senape, la cotognata, le composte di mele, pere e more, lo zucchero a velo al mentastro... e altri in arrivo.

 

 

 

 

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LAND(E)SCAPE - IL CATALOGO

Luciano di Rosa, Debora Romei, Dem e Daniele Girardi svelati. Qui potete vedere un invito a esplorare le loro opere per LAND(E)SCAPE, a questo LINK potete sfogliare il catalogo della rassegna, trovate anche le coordinate per raggiungere le installazioni. Buona visione.

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LAND(E)SCAPE

 

 

 

Il progetto Land(e)Scape si traduce in modo semplice: tre giovani artisti, tre grandi installazioni d’arte nelle pinete di Casina, Castelnovo ne’ Monti e Pratizzano (Ventasso) + un artista che si muoverà tra i tre luoghi per documentare gli spostamenti che interessavano i cittadini della montagna, dai monti verso il mare e viceversa.


Land(e)Scape è un progetto di arte contemporanea, nello specifico di Land Art. Gli interventi verranno realizzati dal mese di giugno 2017 e resteranno nell’ambiente evolvendosi con esso.
Una fuga dalla città, per immergersi nel silenzio delle pinete di montagna attraverso interventi artistici consapevoli.

 

 

Cambiamenti climatici, agricoltura intensiva, inquinamento di ogni genere stanno affliggendo l’equilibrio del nostro pianeta. La questione si presenta sotto i nostri occhi ogni giorno. La cura dell’ambiente e la sua valorizzazione è uno dei temi centrali trattati nell’arte contemporanea, con artisti che da tantissimi anni si battono per sensibilizzare il pubblico e i Governi ad azioni consapevoli e lungimiranti. Il Pianeta Terra è un sistema chiuso, soggetto al rapporto causa-effetto. Azioni negative si ripercuotono su noi stessi, nel presente, e in modo esponenziale nel futuro. Gli interventi previsti da Land(e)Scape vogliono riavvicinare il pubblico al tema della tutela ambientale, riconducendoci al bosco come luogo di raccoglimento, contemplazione e sensibilizzazione.

 

 

L’obiettivo è che Land(e)Scape diventi un progetto aperto e in evoluzione nel corso degli anni, affinché l’Appennino Tosco Emiliano possa trasformarsi in un grande parco dedicato alla Land Art, ricalcando il successo dei progetti predecessori, in Italia e all’estero.

 

 

Artisti:
DEM, Luciano Di Rosa, Daniele Girardi, Debora Romei

 

 

Inizio:
21 giugno 2017 ore 19:00
Pineta di Casina, accoglienza degli artisti
A seguire dialogo con gli artisti a cura di Nila Shabnam Bonetti

 

 

Inaugurazioni:
Pineta di Casina
Venerdì 30 giugno ore 19:00
Ore 21:30 concerto del “Tiziano Bianchi Quintet” per il Casina Music Festival.

 

 

Pineta di Monte Castello a Castelnovo ne’ Monti 
Sabato 1 luglio, ore 17:00
Camminata narrante attorno alla collina

 

Pineta di Pratizzano a Ventasso
Domenica 2 luglio, ore 16:00
Attività per ragazzi e concerto all’aperto

 

 

Organizzazione:
Associazione Culturale Effetto Notte, in collaborazione con  Valico Terminus

 

 

Curatela:
Valico Terminus

 

 

Partner:
Regione Emilia-Romagna
Comune di Casina
Comune di Castelnovo ne’ Monti
Comune di Ventasso
Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano

 

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Veronica Azzinari

Il mondo di Veronica è fatto di torchi, acidi, lastre metalliche e natura. Le piace sentire il peso delle cose, non tanto quello fisico quanto quello temporale. Il suo interesse è rivolto a fermare nel tempo con la calcografia ciò che c’era prima di noi e che sicuramente ci sopravviverà (come ad esempio le piante preistoriche che sono ancora tra noi, equiseto, bardana, felci…). Veronica Azzinari, con i suoi lievi lavori ci ricorda quanto l’homo sapiens sia esile e transitorio.

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Tiziano Bellomi e Manuela Bedeschi in pre_residenza.

Dal 23 al 25 Maggio abbiamo avuto in una residenza esplorativa Tiziano Bellomi e Manuela Bedeschi. I due artisti sono venuti a scoprire i nostri luoghi, torneranno per una toccante e illuminante installazione. Nella foto si stanno godendo il meraviglioso clima che da mesi è stabile nell'alto appennino reggiano.

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Manuela Toselli a scuola!

Qualche giorno fa siamo stati alle locali scuole medie per presentare il lavoro di Manuela Toselli. Per l'occasione abbiamo ri_allestito l'installazione "I feel blue", che sarà visitabile fino a settembre alla sala polivalente di Ramiseto (RE). I ragazzi erano interessati e hanno portato ognuno un bastoncino da aggiungere alla simbolica catasta. Alla fine dell'incontro tutti a giocare a "faree la legna"! Un ringraziamento particolare alle insegnanti e al preside, e speriamo in altre occasioni simili.

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Giulio Crosara a FotografiaEuropea 2


Ecco qualche foto degli allestimenti di Giulio nei bagni pubblici di Reggio Emilia per fotografiaeuropea. Abbiamo portato i nostri boschi in città, in luoghi che necessita abbellimento ma che rappresentano anche una sorta di intimo rifugio.

Pare che la gente si sia sentita un po' straniata, qualcuno è rimasto a bocca aperta e gli ubriachi non si siano accorti di nulla. Alla prossima!

[clicca sul titolo per vedere la gallery]

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Giulio Crosara a FotografiaEuropea

La residenza di Giulio Crosara a Valico Terminus è sbocciata nella mostra "Il richiamo della Natura" allestita nei bagni pubblici di Reggio Emilia (quelli di Via della Croce e il Vespasiano all'angolo di via Samarotto con Via Dante Alighieri, dietro i Chiostri di San Domenico).

 

Due diversi site-specific all’interno di due servizi igienici della città. Due diversi progetti riscrivono
questi luoghi pubblici utilizzando stampe fotografiche in formato pubblicitario, dando l’illusione di
entrare in un luogo diverso da quello conosciuto.
Installazioni immersive che partono dalla residenza di
Giulio Crosara presso Valico Terminus, nel contesto naturalistico del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano.
Nelle città l’intervento dell’uomo ha profondamente addomesticato la natura facendo perdere quel
contatto profondo e intimo con essa. I servizi igienici sono luoghi che accolgono intimità, accessibili perché
pubblici sono luoghi d’intimità condivisa.
L’ambiente naturale, selvaggio e incontaminato, è universalmente il primordiale rifugio per l’uomo, dove si
crea il legame del corpo e dello spirito con la terra. L’artista, attraverso il suo intervento, desidera
catapultare il fruitore in questi luoghi selvatici, foreste spontanee e torrenti che tagliano le vicine
montagne, permettendo una rottura con la routine quotidiana, almeno per qualche minuto. Inoltre le
toelette da sempre sono oggetto di scambi d’opinione, messaggi, dichiarazioni, provocazioni, intimidazioni
e proposte. Una volta installata, Il Richiamo della Natura sarà soggetta ai probabili interventi degli utenti
evolvendosi, a tutti gli effetti, in opera partecipativa. Sarà realizzata una documentazione fotografica
dell’installazione appena eseguita e dopo l’utilizzo degli utenti al termine della manifestazione Fotografia

Europea. Fornendo un “prima” e “dopo” si visioneranno gli effetti della condivisione.

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Valico Terminus sul Corriere della Sera

Capita per caso, serendipità e, forse, giuste intuizioni che siamo finiti a occupare la pagina 39 del CORRIERE DELLA SERA. Grazie a Roberta Scorranese per le parole e a Giorgio Benvenuti per le foto (clicca sull'immagine per vederla leggibile).

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Cronache dal Ventasso #4

Come ogni mese Espoarte ci ospita con la rubrica "Cronache dal Ventasso".

Ecco il LINK

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Artist in residency: Manuela Toselli

 

 I feel Blue

 

di Manuela Toselli

 

Dal 28 Febbraio 2016, Ramiseto (RE)

 

Residenza dell’artista presso Valico Terminus dal 23 Febbraio all’1 Marzo 2016

 

A cura di Nila Shabnam Bonetti e Giovanni Cervi

 

 

Partendo dal ragionamento secondo cui “la Terra è una e per Tutti”, Manuela Toselli, per il suo periodo di residenza, ha deciso di intraprendere un percorso di analisi geologico e sociale sul territorio. Milioni di anni fa il nostro paese, l’Italia, era sommerso dalle acque, fu lo spostamento della placca tettonica africana verso quella europea a permetterne l’emersione e quindi la nascita, in un processo di avvicinamento lentissimo, ma ancora in corso tra i due continenti. La catena montuosa dell’Appennino è stata generata proprio dal processo di collisione tra questi due grandi blocchi continentali. Per l’artista esso rappresenta simbolicamente una sorta di sutura, di cicatrice che unisce due lembi di pelle staccati. Noi e l’Africa, siamo e saremo in un futuro, seppur lontano, la stessa cosa. Il punto di unione sarà l’Appennino, questa grande cicatrice, madre, di questo legame.

 

La Toselli ha deciso di concretizzare questa riflessione attraverso i medium che la caratterizzano: l’uso della seta, che ha implicito in sé il senso del sacrificio (la morte del baco per la realizzazione di questa preziosa fibra), e del ricamo. Una lunga striscia di seta blu, come il cielo e come il mare che si specchiano, che diventano una cosa sola con la terra, su cui ricamerà in scala la linea della cresta appenninica, simbolo dell’unione dei due continenti. Le numerose e continue morti in mare, che coinvolgono i migranti nel Mediterraneo, aprono a una riflessione sulla separazione e l’avvicinamento di due terre solo apparentemente lontane. L’artista invita ad una azione condivisa che andrà crescendo nel corso dei mesi, coinvolgendo abitanti del luogo e turisti, attraverso l’accumulo di legnetti di 10 cm cad., che rappresentano in scala 1:10 l’unità di misura del metro lineare. Vorrebbe chiedere a ogni visitatore di portare un legnetto per partecipare all’installazione e riuscire, con il tempo, a raggiungere il numero delle vittime del mare, 23.598 (cifra aggiornata all’anno 2014 e purtroppo ancora in crescita).

 

Questa unità di misura così intesa è concettualmente il mezzo, che vuole usare per definire il diverso metro di considerazione che si usa per dare più o meno importanza a una persona rispetto a un’altra.

 

Un metro= un uomo

 

In questo caso:

 

Un metro= una vittima affogata nel nostro mare.

 

Con questa trasposizione fisica di uomo= oggetto ci si potrà rendere conto dell’entità del disastro e forse iniziare ad aprirsi verso un cambiamento di pensiero e visione della vita e del territorio.

 

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Artist in residency: Giulio Crosara

Giulio Crosara sta facendo una doppia residenza da noi, in questi giorni e tornerà dal 25 Aprile al 6 Maggio. Sta realizzando un progetto intitolato "Il richiamo della Natura" incentrato sulla natura intesa come rifugio intimo. Le foto saranno poi presentate a Fotografia Europea a Reggio Emilia.

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Fiori Migranti - il video di Patrizia Bonardi

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Migranti Mari - Migranti Monti di Patrizia Bonardi

L’artista bergamasca Patrizia Bonardi, attraverso i mezzi di comunicazione che più la contraddistinguono, installazione e video arte, sta compiendo un importante riflessione sulle tematiche calde legate alla migrazione nel nostro Paese. C’è chi scappa dalla guerra e chi cerca una nuova possibilità, punto fermo di tutte queste persone è di nutrire grandi speranze per un futuro migliore. Cosa lega i territori dell’Alto Appennino alle storie di queste persone? Di sicuro questi episodi non ci toccano direttamente, ma molte storie di chi vive questi luoghi si intrecciano con i temi del migrare, dello spostarsi fisicamente, lasciando casa e affetti, alla ricerca di nuove opportunità. Così come molti abitanti dell’Appennino hanno lasciato i loro boschi e le loro montagne per trovare lavoro nelle grani città, come Bologna, Milano, Genova, così molti “forestieri” sono giunti in queste terre. Solo nel Comune di Ramiseto si contano 80 stranieri residen- ti, provenienti soprattutto dai Paesi dell’Est Europa. Per l’artista risulta quindi interessante focalizzarsi sul tema dell’incontro/scontro tra culture diverse e dell’integrazione. Ciò sarà esplicitato in un video che andrà a interpellare gli abitanti del luogo, autoctoni e non, facendosi raccontare storie e ascoltando i pareri sul tema migrazione. Non mancherà un omaggio ai tanti morti senza nome del Mediterraneo, un mare che da secoli è teatro di scambi economici e culturali, e che negli ultimi tempi ha trascinato nei suoi abissi i sogni e le speranze di tante persone in fuga, così come testimonia l’installazione feticcio Mare Prigione, che la seguirà nei video e sarà presente alla Sala Polivalente.

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Un giorno in trattoria, tra cavalli e cavalieri

Cronache della residenza di Enrico Pantani

raccolte da Nila Shabnam Bonetti

Da pochi giorni viviamo in un nuovo Comune, si chiama Ventasso. Legittime votazioni, bufera tra le fazioni opposte, ma il parere del popolo è stato chiaro: l’unione fa la forza. Ligonchio, Ramiseto, Busana, Collagna si fondono in un’unica entità istituzionale. Personalmente, ve lo dico, mi sono trasferita qui da tre mesi e non so come abbia fatto a non accorgermene prima; io odio il vento, e son capitata in una terra dall’esplicita assonanza con il termine ventaccio. Dettagli trascurabili.

 

Noi, qui, nella Casa Cantoniera che tutti invidiano, ma nessuno abita da anni, ospitiamo un neonato progetto di Artist in Residency. Vi chiederete cos’ha di international abitare sperduti sui monti appenninici, si tratta di un trend che ha investito da qualche anno il mondo dell’arte contemporanea ed è molto contemporaneo strutturare progetti artistici facendo a gara tra chi trova il posto più assurdo in cui stabilirsi. Isole greche perse nel mare e invase da vegetazione, foreste scandinave, insediamenti rupestri nella catena delle Alpi. Capite, a questo punto, che noi qui siamo quelli meno trasgressivi.

Il nostro primo ospite è stato il pittore/disegnatore pisano Enrico Pantani. Gli abbiamo suggerito qualche spunto. Essendo lui qui a Giugno, e dovendo noi presentare il progetto di Artist in Residency (dal nome Valico Terminus) nei giorni della Fiera del Cavallo del Ventasso, perché non sviluppare un progetto proprio su questo argomento?

Un altro aspetto non trascurabile della nostra Residency è legato alla ruralità, intesa anche nella moderna declinazione di “cultura da bar” (bar culture?). Quindi, insieme all’artista, abbiamo chiesto un po’ in giro cosa ne sa la gente del posto del rinomato cavallo che aggiunge valore alla loro storia. Quello che sapevamo già si riassume in pochi aggettivi: rinomato, nobile, autoctono. Un cavallo con il pedigree.

Partiamo dal presupposto fondante della questione: nessuno ne sa nulla, ma tutti ne sanno qualcosa.  La nostra peregrinazione, tra passi, boschi, valli e bar ha portato all’emergere o di verità scomode, o di false credenze popolari. In ogni caso, mi trovo qui a scriverne, perché l’esperienza è stata esilarante. Una prima fonte, che il giorno dopo ha ritrattato, ha affermato con certezza che, l’equino in questione, sia frutto di una bizzarra copula tra un cavallo e un mulo. Immediatamente non ci siamo resi conto della portata devastante della notizia e delle ripercussioni che avrebbe avuto sull’identità storica di questi luoghi. Abbiamo preso con leggerezza la notizia, quindi abbiamo continuato il nostro tour di ricerca, divertiti, ma dubbiosi.

La questione ha iniziato a scottare quando in trattoria (il cui nome,  per riservatezza, non sto a menzionare) altre voci hanno confermato la derivazione originaria cavallo-mulo, con una certa capacità persuasiva. Si scatena un inferno di voci contrapposte che, inizialmente timide, poi convinte e autoritarie, ci hanno tempestato di informazioni.

“Chiaro che si tratta di un incrocio tra un cavallo e un bardotto, bardigiano, di Bardi insomma. Sai dov’è Bardi?”

“Sì, ma tu devi sapere che nella stalla ho delle pietre con incisa una croce celtica e una mezza luna araba. Te lo dico io, si tratta di un incrocio con un cavallo di qui e un purosangue arabo”

“No, è un incrocio con un Maremmano” (spero parlassero del Cavallo Maremmano, non di un cane Pastore Maremmano che qui governa le greggi e protegge le proprietà private)

“Tutti la sanno la storia del cavallo e del mulo”

“Ma non centra niente Matilde (di Canossa), è stata Maria Luigia (D’Austria) a creare la razza.”

“Razza pura è! Che, scherziamo, è un cavallo antichissimo”

“L’ho sentita anche io la storia del mulo comunque”

Tra un bicchiere e l’altro, abbiamo capito che avere lo scrupolo di sentire tante fonti, è un po’ come cercare equità nel Parlamento italiano: un’impresa senza speranze. Abbiamo pure cercato un video su Linea Verde in cui un esperto parlava dei rinomati stalloni matildici che i contadini facevano accoppiare con le fattrici del luogo, di nascosto durante la notte.

Mettere in discussione certezze, smascherare altarini è il gioco preferito degli artisti, spavaldi cercatori della verità, o delle tante verità che si celano dietro ai fatti della vita. Qual è la vera storia del Cavallo del Ventasso? Fonti più autorevoli vogliono nasconderci qualcosa per non compromettere la credibilità e il valore di questo “prodotto” a quattro zampe?

Mentre il Pantani abbozzava nobili muli e appunti di viaggio, noi curators abbiamo capito che la situazione era fuori controllo.

Il giorno dopo abbiamo deciso di sentire anche voci più autorevoli in questo campo che, con grande sicurezza, citavano diversi incroci, tra specifiche razze, che hanno portato alla nascita del nobile equino. “Tutto documentato scientificamente. E poi, il mulo e il bardotto sono sterili! Quindi queste voci sono senza  fondamento”

Carta canta, infatti:

Il mulo è un ibrido sterile a causa del suo corredo cromosomico dispari (63 cromosomi), e deriva dall’incrocio tra l’asino stallone con 31 coppie di cromosomi e la cavalla con 32 coppie di cromosomi. La sterilità di questo animale è dovuta al fatto che avendo un corredo poliploide dispari, alla meiosi, non riesce ad appaiare i suoi cromosomi nella maniera giusta e non riesce a formare gameti “normali”. (Fonte Wikipedia)

Ma dobbiamo aggiungere che un dubbio è legittimo, poiché

Il bardotto è un ibrido, generalmente infecondo che nasce dall’accoppiamento di un cavallo stallone con una femmina di asino domestico. Le femmine possono essere occasionalmente fertili.  (Fonte Wikipedia)

La scienza è l’isola sicura dell’uomo, il cui fardello biologico è l’incertezza.

Può un bardotto essere più trasgressivo, gettando così  un’ombra di dubbio sulla purezza di una razza? E infine, è possibile che le origini del Cavallo del Ventasso siano oggetto di così tante, diverse opinioni?

La storia del Cavallo del Ventasso si perde nella notte dei tempi, così recita un sito specialistico. E mi sa che si è nascosta proprio bene.

Trovo sia divertente chiacchierare su questo argomento che, scherzi a parte, è documentato e noi stessi, freschi di questi luoghi e delle sue tradizioni, indagheremo. L’aspetto che ho voluto cogliere in queste poche righe gioca su come le credenze popolari ricamino sugli argomenti. Magari si è spesso citato il mulo perché una volta si diceva che il Cavallo del Ventasso è forte come un mulo e da lì parte tutta una favola ramificata e ricca di suggestioni.

O forse no…

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Alla fiera

E alla fine c’è l’Uomo che si misura con i boschi, le vette, i prati, la forza dei cavalli e la natura. Questo è ciò che è emerso dalla residenza di Enrico Pantani a Valico Terminus. Le distese delle cime degli alberi, i rami caduti nel sottobosco. E l’uomo che vaga nei boschi tentando di specchiarsi in tanta altezza, o forse solo alla ricerca del Dio porcino.

Ogni cosa è elevata o effimera. Come tutto ciò che ci riguarda, dipende dallìampiezza del nostro sguardo.

[pic by Mauro Mariani]

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Enrico Pantani a cavallo del Ventasso

Mostra estemporanea
a seguito della residenza artistica in occasione della 30a fiera del Cavallo del Ventasso, Ramiseto (RE)

20/21 Giugno 2015
con il patrocinio del comune di Ramiseto

 

Valico Terminus, residenza per artisti sita nel Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano, presenta Enrico Pantani a Cavallo del Ventasso. Scopo della residenza è dare agli artisti invitati la possibilità di confrontarsi con la ricchezza paesaggistica, storica e culturale del Parco. In previsione dell’importante 30° anniversario della Fiera del Cavallo del Ventasso abbiamo pensato di invitare Enrico Pantani, che compulsivamente trasmette su carta tutto ciò che vede. L’abbiamo accompagnato per distese di alberi, prati, osterie e passi per mostrargli l’ambiente in cui da forse mille e più anni vive il cavallo del Ventasso. Enrico osserva, trattiene e poi butta fuori di getto. Se non sapessi che gli piace lo definirei una spugna. Il suo tratto è al limite della follia, i suoi cavalli, cavalieri, pascoli e boschi hanno colori autunnali, quasi fossero alla fine di un’esistenza sofferente, la sua visione del mondo è al limite del cinismo. Il tratto di Pantani è tra il fanciullino che abbiamo dentro e il folle del paese, ma non sono proprio questi due archetipi che spesso vedono la realtà più lucidamente?

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Artist in Residency - Enrico Pantani

Abbiamo avuto il piacere di avere Enrico Pantani come primo artista nel nostro nuovo progetto di residenza per artisti nella casa cantoniera in cui siamo venuti a vivere. Con lui siamo andati a indagare le origini del Cavallo del Ventasso, razza equina autoctona, forse risalente ai tempi di Matilde di Canossa. Qualcuno ci ha fatto una soffiata di una meno nobile origine, cioè che sia un incrocio tra un cavallo e un mulo. Chissà, stiamo cercando di capirlo. Qui sopra Enrico è al lavoro nel nostro studio, sotto mentre indagavamo nei boschi e nei pascoli del Ventasso.

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